Lascia un commento

La comicità è un’altra cosa

Alla vigilia dell’uscita di “Amici miei – come tutto ebbe inizio” si sono susseguite decine di migliaia di polemiche. Si va a toccare un mostro sacro della cinematografia italiana, figlio del recentemente scomparso Mario Monicelli. Si incazzano tutti, i fans dell’originale, ponendo paletti e boicottando la pellicola.

Le prime novità del prequel a far storcere il muso sono il carattere prettamente commerciale dell’opera, che tenta di lucrare sul franchising d’un marchio glorioso. Qui non si lega la storia a quella di Melandri, Mascetti, Necchi, Perozzi e Sassaroli, ma vengono presentati nuovi personaggi che poco o nulla hanno a che vedere con l’originale, non ne costituiscono un “come tutto ebbe inizio”, un vero e proprio prequel, piuttosto uno spin-off.

Inoltre basta osservare i nomi di regista e produttori: Neri Parenti e Aurelio e Luigi De Laurentiis. Ad essi si rimprovera il fatto d’essere i creatori di cinepanettoni nonché meri commercianti di spazzatura cinematografica. D’altronde Parenti è il regista di film quali “Paparazzi”, “Tifosi”, la serie di “Natale a…” (ma anche di diversi film della saga di Fantozzi e de “Le comiche”); comunque non proprio “Il marchese del Grillo”, “L’armata Brancaleone”, “I soliti ignoti” e, appunto, “Amici Miei”. Il paragone è sproporzionato a favore del maestro Monicelli.

C’è da notare, però, che il terzo film della serie fu girato da Nanni Loy, regista che diresse anche il primo seguito de “I soliti ignoti”, e che già nei confronti di esso si partiva prevenuti verso gli schemi già ritriti nonché le supercazzole bitumate ripetute all’infinità.

Si può far notare che la vena artistica di Loy si inserisce perfettamente in quel filone proprio della commedia all’italiana (nonostante fosse di uno stile più leggero di quello di Monicelli). Le gag dei film di Parenti, invece, sembrano ripetere all’infinità la stessa minestra fondata su pochi, essenziali canovacci e battute-tormentone: una comicità usa-e-getta, dove l’arte è rimandata (se c’è) a comprimaria. La volgarità prende il posto del genio, la battuta facile prende il posto dell’intuizione, la sceneggiata in costume quello della fantasia. Si rischia di assistere ad un ibrido tra “A spasso nel tempo” (falsa storicità che presenta elementi moderni) ed uno qualsiasi della serie di “Natale a…” (schema canovacciale e battute scurrili).

La comicità è un’altra cosa. La comicità era quella di Totò, Sordi, Fabrizi, Tognazzi, Troisi. Era quella fondata sulla semplicità, sull’intelligenza e sulla capacità di strappare la risata senza ricorrere necessariamente all’improperio. Comicità di cui oggi esistono ancora ottimi depositari che però vengono spesso relegati in secondo piano rispetto a volti noti della televisione o del cinema trash-nazionalpopolare. La comicità è il genio. Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione! Come se fosse antani!

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 21/03/2011

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: