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Il referendum non è espressione di una sola parte

Essendo una carica politica, il governo dispone di un potere importante su questioni rispetto alle quali si trova a prendere scelte decisive che possono influenzare in un modo o nell’altro il futuro. E’ il caso della discrezionalità con la quale vengono scelte le date per le elezioni o per i referendum.

Rispetto al prossimo 29 maggio, data delle amministrative in diverse città italiane, il Governo si è opposto al cosiddetto “election day”. Ci sono quattro referendum da fare e la maggioranza pretende che si facciano in data diversa rispetto alle amministrative, ma perché?

Per risparmiare? Sembra una domanda improponibile, i turni elettorali costano allo Stato diversi milioni di euro e un accorpamento di diverse elezioni sarebbe favorevole ai conti (perennemente disastrosi) del nostro Stato. D’altronde, con altre tornate elettorali si fa già: Regionali e Amministrative, Politiche ed Europee, vengono accorpate tranquillamente.

Per ottenere una risposta ci basta osservare i temi dei quattro quesiti referendari: acqua pubblica, battaglia al nucleare, legittimo impedimento. Temi “cari” a questa maggioranza di Governo. Come qualcuno ha osservato, si voterebbe in date diverse per tutelare i cittadini, dato che le elezioni amministrative sono un interesse condiviso, mentre i referendum sarebbero interessi di parte. Come se sulla scheda non ci fossero un “SI” e un “NO”, come se si trattasse di un plebiscito d’epoca fascista, come se non fosse l’ormai unico strumento di democrazia diretta.

Nessuno è costretto a votare “SI” ad un referendum, ognuno deve esprimersi secondo coscienza. E poi, se non si vuole esprimere un parere, è possibile, alle urne, non ritirare le schede del referendum e votare così soltanto per le amministrative. La verità è che il giorno delle elezioni amministrative va tenuto separato da quello dei referendum per il semplice motivo che la gente rischia davvero di andare a votare (e votare “SI”).

In conclusione, la gente uscirebbe stanca dopo una tornata elettorale ed un turno di ballottaggio e, disinteressata e scocciata, eviterebbe di presentarsi alle urne per esprimere il proprio parere in relazione ai referendum. Aggiungendo un pizzico di mediatico ostracismo il gioco è bell e fatto: il quorum non sarà raggiunto e le battaglie rimarranno cenere al vento.

Ciò che non si vede non si può desiderare: nascondendo agli occhi degli elettori la possibilità di esprimersi tramite referendum si evita una loro presa di posizione (e di coscienza).

Giuseppe Guarino

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