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Quell’Africa vicina ma così lontana: Italia, un popolo di crumiri

Tunisia, Algeria, Giordania, Egitto. E ora Libia. Tanti disordini nel Maghreb, in quella terra d’Africa che va ad affacciarsi sul Mediterraneo. Se fino a pochi mesi fa si guardava all’Egitto come alle crociere sul Nilo e Sharm el-Sheikh o alla Tunisia come un insieme di bianche spiagge, oggi si vedono queste nazioni come focolai rivoluzionari.

Doveva succedere, era certo, sicuro, programmato, in un Africa vicina, vicinissima. E’ quello che spesso ci dimentichiamo, l’Italia si trova in una posizione privilegiata nei confronti delle coste magrebine ma per qualche strana ragione le vediamo come lontanissime. Ragioni culturali, religiose, etniche se vogliamo.

Tuttavia, nel Maghreb le svolte autoritarie sono state combattute dal basso, il popolo in rivolta è quanto di più commovente possa vedersi in una democrazia che perde il suo senso e si avvia verso una concentrazione del potere. In Italia no. Agli italiani piace la zuppetta riscaldata ed il “basta che se magna”, agli italiani piace impigrirsi, non festeggiare nemmeno il giorno dell’Unità Nazionale ma essere pronti a tifare Italia se gioca ai Mondiali contro Francia o Germania.

La famosa frase di Winston Churchill, “Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.”, è il perfetto riassunto di questo modo di essere.

Invece di guardare verso l’Africa e seguirne l’esempio non c’è di meglio da fare che ripetere la giornaliera routine, come un popolo di crumiri, a scannarci per chi vince Sanremo, a invocare Giustizia per gli scandali arbitrari, a non ribellarci e restare nel nostro.

Sarebbe bello se la rivoluzione d’Africa arrivasse anche qui, attraversando il Mediterraneo e seguendo il pensiero trozkista di “esportazione della rivoluzione”. Ma la rivoluzione non verrà, non prima di Studio Aperto e della pubblicità.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 28/02/2011

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