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Alla ricerca di qualche giovane in più per rilanciare il calcio italiano

C’è un male che attanaglia da tempo il nostro calcio: la mancanza di qualità dei giocatori italiani. Non che non ce ne siano di forti e di ottimi -è chiaro- ma la crisi c’è ed è inutile negarlo.

Siamo immensamente lontani dagli anni d’oro di Bettega e Rossi, Vialli e Mancini, Inzaghi e Del Piero, ma anche di Totti e Montella: coppie d’attacco tutte italiane che riuscivano a segnare e ad essere decisive quando non micidiali. Oggi si pesca poco in Italia e generalmente male.

Tra le squadre che incassano più punti i passaporti parlano chiaro: tanti stranieri e spesso determinanti, veri assi nella manica della squadra. Parliamo di tutti: Robinho, Ibrahimovic e Pato; Zarate, Hernanes, Lichtsteiner; il trio del Napoli Cavani-Hamsik-Lavezzi; Krasic e Melo; il tris di portieri giallorossi Lobont-Julio Baptista-Doni. Per non parlare della “solita” Inter, internazionale come da copione. Non è un caso che gli italiani ancora determinanti siano vecchie glorie, vincitori del campionato del mondo 2006 (soprattutto in Juve, Milan e Roma) e pochi non-più-giovani (Miccoli, Cassano e Pazzini sono alcuni esempi).

Christian Riganò

Christian Riganò ai tempi della Florentia Viola

Non si tratta di campanilismo ma di possibilità di rilancio del campionato più bello del mondo che da sempre preferisce buttarsi sul sicuro del Sud America (basso costo, basso ingaggio ed ampie possibilità di plusvalore in caso di vendita) o su giocatori già esperti formatisi all’estero o in “squadre minori ma non troppo” (squadre tipo Palermo, Sampdoria, Genoa e Udinese, che lottano per obiettivi anche importanti).

Purtroppo i giovani cresciuti nei vivai vengono spesso inviati in prestito in piccole società, sballotati come pacchi postali e spesso lasciati a destinazione senza mai tornare nel club d’origine (si pensi a Giovinco ma anche a Balotelli). Eppure c’è anche la possibilità di esplorare tanti campionati minori, che in Italia non mancano mica e dove si può facilmente trovare qualche buon giocatore che abbia la sola pecca di aver perso o non aver incontrato il treno della grande occasione (chi si ricorda di Moreno Torricelli, che passò dalla Caratese in Interregionale a lottare per lo scudetto con la Juventus?). Che nelle serie minori si possa trovare qualcosa di buono lo hanno dimostrato le squadre che da lì hanno risalito la china, il Napoli o la Fiorentina, che pescando in giro sono state capaci di portare alla ribalta giocatori quali Grava, Calaiò, Riganò e Quagliarella.

La speranza nel calcio italiano è investire sui giovani, dotando gli osservatori tecnici di buona volontà nonché voglia di girare l’Italia. Per fare in modo di avere tanti giovani Totti e Buffon e non Zidane o Julio César.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 7/02/2011

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