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La società adulterata e la tutela dei più piccoli

La società di oggi vive fortemente condizionata dalla culture e subculture che affollano il paese. Si parla tanto (e per stereotipi) di subculture quali quelle degli Emo o degli Skinhead (per quanto discutibili possano esserne determinate prese di posizione, ma queste sono altre storie) ma si tralasciano gli aspetti riguardanti la società cosiddetta “normale”.

Riflettendo su ogni spazio viene da dare un nome a questa società: società adulterata. E’ una società fabbricata in formato “adult” in ogni suo aspetto. Non esiste alcuna garanzia a tutela dei minori.

Violenza, sesso e linguaggio volgare sono considerati gli argomenti cardine, i nemici da abbattare per chi si pone a difesa dei bambini. La cattiva maestra, ormai è quasi il suo secondo nome, è senz’ombra di dubbio la televisione. Finiti i tempi d’oro degli anni ’80 e ’90, quando le diverse reti televisive si davano battaglia sui contenitori mattutini e pomeridiani per bambini (quanti si ricordano, magari nostalgici, di “Ciao Ciao”, “Bim Bum Bam”, “Go-Cart” o “Solletico”?), oggi si assiste ad un quasi nulla (RaiTre rappresenta un’eccezione, ma si tratta d’una piccola singolarità). E’ vero che viviamo nell’era del digitale terrestre, delle pay tv e dei canali a tema, ma è anche vero che, mentre i canali a tema trasmettono a rotazione cartoni animati, telefilm per ragazzi e trasmissioni dedicate, le altre tv “generaliste” presentano programmi non adatti ai più piccoli.

C’è poco rispetto per le fasce protette, riflesso della bassa qualità della maggioranza della brodaglia televisiva. I bambini si ritrovano ad assistere a telegiornali, talk-show, reality, talent show, film e quant’altro dedicato agli argomenti più svariati. E il sesso la fa da padrone, poco cambia se si parla della scollatura da paura della bellona di turno o delle avventure dei diversi personaggi politici.

E’ un problema risaputo anche nei film, diceva bene Massimo Troisi nel celebre monologo “Dio”: “E vabbè, agg’ iut a v’dé nu film spuorc’, ma oggi giorno i film so’ tutt’quant’ accussì” (E vabbè, sono andato a vedere un film sporco, ma oggi giorno i film sono tutti così). La questione non è di censura o di limitazione dell’espressione artistica (censura e limitazioni sono soluzioni inefficaci oltre che ingiuste). No, la questione è di tutela dei minori. La colpa non è dei registi, degli sceneggiatori, dei produttori…, ma di chi prepara i palinsesti televisivi inserendo in fascia protetta contenuti non adatti, attratti dalle grandi cifre di share e pubblicità.

E poi c’è internet, le insidie della rete e la grande disponibilità di materiale d’ogni tipo a costo praticamente nullo. Il tutto difficilmente filtrabile e dalla portata generale.

Il filtro più grande, in ogni caso, non è informatico ma lo fanno i genitori. Che non devono porsi come moderni ispettori inquisitori, ma dedicarsi ad una scelta accurata della programmazione da sottoporre ai propri figli. E poi il lavoro più efficace spetterebbe a noi, membri della società, basterebbe migliorare per rendere tutto più semplice, per consegnare ai più piccoli la titolarità del diritto a crescere tutelati.

Giuseppe Guarino

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