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Come andrebbe intesa la paura del domani

Sogna l’Italia. Sogna. Cosa? Le avventure erotiche di Berlusconi, i piatti fatti in casa della Parodi o della Clerici, lo scudetto del Napoli o del Milan o della Juve o dell’Inter, i sorrisi smaglianti di Belén e di Christian De Sica che consigliano la nuova e più conveniente tariffa telefonica… Sogna l’Italia…

Ogni tanto, però, l’Italia ha gli incubi. Ha paura. Di cosa? Paura del clandestino che viene a rubarci in casa, a stuprarci le donne, a diffondere ansia; paura degli omosessuali e dei loro matrimoni; paura degli ufo e delle navicelle spaziali; paura di sindromi, virus, batteri; paura della droga e dei drogati; paura dell’islam-religione del terrore; paura del caldo killer e del gelo assiderante; paura della fine del mondo nel 2012. Ha paura, l’Italia.

Sbaglia però. Non ha paura di una cosa, la più importante. L’Italia si dimentica spesso della paura del domani, una paura che presa nel giusto verso può rivelarsi addirittura positiva. La paura del domani, in quanto concreta, dovrebbe servire ad affrontare al meglio l’oggi, mettendo da parte le “paure civetta” descritte nel paragrafo precedente. La paura del domani serve a migliorarlo, a fare in modo che domani non si debba più aver paura.

Questo potrà succedere soltanto quando smetteremo di fare incubi dettati dalle paure civette e sogni comandati dall’osannata e lustra vita mondana tanto esaltata dai media. Succederà soltanto quando penseremo all’altro e non solo a noi stessi, quando ci preoccuperemo del lavoro e della precarietà, dell’istruzione scolastica e universitaria (nonché della formazione professionale), della lotta alla criminalità vera, della cultura contrapposta alla pigrizia del laissez-faire. Quando incominceremo a pensare che la politica, in democrazia, sta tutta nelle nostre scelte: basta saper scegliere bene.

Ma tutte queste condizioni difficilmente si realizzeranno e l’Italia continuerà a giocare alle carte e a parlare di calcio nei bar, a ridere e cantare (cit. Giorgio Gaber, La presa del potere).

Giuseppe Guarino

 

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