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La nuova falsa coscienza

Un uomo dalla lunga barba e dai tratti giudaico-palatini decisi osò parlare di falsa coscienza. Quest’uomo, autore del “Manifesto del Partito comunista” e del “Capitale”, si chiamava Karl Marx. La falsa coscienza, a grandi linee, è lo stato subordinato in cui versano i lavoratori, convinti dai loro superiori che quello sia il loro stato naturale; soltanto con il superamento della falsa coscienza (quindi con una presa di coscienza) si potrà creare una società giusta (si perdoni la superficialità con la quale si tratta ed espone l’argomento, per approfondimenti si consiglia la lettura di qualsiasi testo che prenda in analisi le opere del filosofo di Treviri).

Facciamo nostra la teoria marxiana della falsa coscienza, usciamo dalle fabbriche e dal rapporto conflittuale tra capitalista e operaio, provando ad applicarla all’attuale scena sociale del paese.

Vediamo un Paese formato da persone dalle opinioni manipolabili. E cos’è la falsa coscienza se non una manipolazione del modo di concepire i pensieri? Si parla spesso delle fonti d’informazione, dimenticandoci che almeno cinque dei principali canali tv (e quindi telegiornali) sono praticamente in mano ad una sola persona o ai suoi legati. Ci si dimentica che il più grande gruppo editoriale italiano (nonostante proponga spesso anche pubblicazioni d’un certo spessore culturale e di indubbio valore) è in mano agli stessi. Vale lo stesso discorso per i gruppi imprenditoriali. Chi ha qualche nozione di microeconomia capisce benissimo che un sistema come questo, monopolistico, non può far altro che spostare la curva dell’offerta come più gli aggrada, conformando di conseguenza la domanda.

E l’offerta in cosa sta? Esasperante (ed esasperata) cronaca nera, sport a frotte, alta cucina da bordello, umorismo di bassa leva, canzonette ritrite, mostri cattivi da temere, malattie che s’attaccano con gli sguardi. Il tutto condito da sesso, volgarità, moralismo e violenza. C’è chi sa discernere, è chiaro, ma c’è anche chi abbocca, chi viene spinto ad appartenere a quella categoria di “pensiero pilotato”, alla falsa coscienza.

La nuova falsa coscienza si annida in persone che non hanno fiducia nel prossimo né tantomeno nella politica (che tanto sono tutti uguali!), che non sanno nemmeno che cosa si celebra il 2 giugno o il 25 aprile, che credono che alla fine non potrà mai cambiare niente, che passano gli occhi sui numeri delle cifre dei sondaggi senza accorgersi nemmeno da dove essi provengano. Che smettono di sperare, cessano di sognare.

Uscire da questo stato di falsa coscienza (per dirla con Kant piuttosto che con Marx, nuovo stato di minorità) è un dovere. Significa riprendere a sognare, costruire rapporti fiduciari, riprendersi la volontà di vivere in un mondo, possibilmente, libero.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 24/01/2011

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