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Diritto alla libertà. Anche per loro.

Quanti bambini festanti d’estate e a Natale riempiono i viali degli zoo e i tendoni dei circhi, affascinati da tigri, leoni e animali esotici dei quali hanno letto sui libri e visto immagini in televisione? E’ una festa per tanti figli e per i loro genitori e poi per le tasche dei proprietari delle attrazioni sopracitate. Attrazioni che sono, diciamo così, in formato famiglia: esse sono occasioni di ritrovo per i nuclei familiari sempre più separati dallo scorrimento rapido e frenetico della vita moderna, nonché prive di riferimenti a mondi sporchi quali quelli della criminalità, della politica, della droga e del sesso. Attrazioni che allontanano dal chiasso delle città e delle televisioni. Sano divertimento per la “happy family”, mettiamola così.

Ma in concomitanza alle voci chiassose e gioiose torna però il dibattito sugli zoo e sui circhi ed i loro animali utilizzati come fenomeni da baraccone. Le immagini, tristi, che riaffiorano nella mente e nelle coscienze sono quelle relative a leoni sdentati, rinoceronti dagli occhi languidi, cammelli dalle gobbe vuote e pendenti, orsi polari che girano in cerchio. Tanta, tantissima amarezza.

rinoceronte neroCi si chiede che diritto abbia l’uomo di rinchiudere quelle creature dietro gabbioni di metallo lucidato, private della propria libertà ed immerse in un fittizio ambiente che cerca (più o meno bene) di ricreare le condizioni naturali di partenza in angusti spazi e realtà climatiche diverse.

Non c’è paragone tra l’ammirare un animale nel proprio ambiente naturale piuttosto che osservarlo in un gabbione, dove si ha l’impressione di avere di fronte una realtà che, per quanto possa affascinare, resta comunque posticcia e falsata. E ne soffrono soprattutto loro, gli animali.

Per coloro che oramai vivono negli zoo non c’è più speranza, sono disabituati alle condizioni naturali e dipendenti dalle cure dell’uomo, quindi un loro reinserimento in natura risulterebbe difficile quando non impossibile. Per loro bisognerebbe soltanto avere la massima cura possibile, allentando al massimo le condizioni di prigionia garantendo loro un’esistenza quanto meno digcammello zoonitosa. Perché anche gli animali hanno una dignità e, in più, non hanno commesso alcun reato che ne giustifichi la carcerazione.

Vale lo stesso discorso per le nuove generazioni di reclusi, di nati in cattività. Non possiamo fermare la forza della natura e la sterilizzazione è soltanto una crudele mutilazione.

In quanto ai visitatori dei carceri per animali, bisognerebbe diffondere una cultura della natura che allontani l’immagine dell’animale-bestia in favore di quella dell’animale-essere vivente. Nulla può battere l’immagine d’una tigre o d’un ippopotamo o d’un pinguino immersi nei rispettivi habitat naturali, dove bisognerebbe osservarli senza andare ad intaccare sulle loro risorse e abitudini. Per chi non può permettersi lunghi viaggi, la tecnologia aiuta con siti web, dvd, gallerie fotografiche e riviste che riescono a mostrarci a 360 gradi la vita stupenda dei nostri amici animali. Per chi ha nostalgia degli zoo, ne esistono di diverso tipo, tutti virtuali, che si limitano all’osservazione oppure nei quali si può interagire poiché veri e propri videogiochi. Basta pensare ai diversi siti web di “zoo online”, nonché a giochi quali Zoo Tycoon e ZooMumba. Gli unici posti dove l’idea dello zoo si rende eco-compatibile.

Perché preferiamo vedere gli animali da altre prospettive: branchi di leonesse che cacciano coordinate, rinoceronti neri che brucano arbusti spinosi, cammelli che a piene riserve scorazzano nel deserto dei Gobi e candidi orsi polari che cacciano sul pack.

Giuseppe Guarino

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