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L’Unità d’Italia, i tanto agognati 150 e i colpi dei rappresentanti della Nazione

Si sente di tutto sull’Unità d’Italia, sulla sua presunta criminosità, sulle tante ombre che ci sono ancora sugli anni del Risorgimento, opinioni discordanti quanto incompatibili tra loro.
Ciò che è certo è che il revisionismo storico è sempre alle porte e che la storia la scrivono i vincitori: due facce della stessa medaglia, opposte ma parallele e protrattesi fino ai giorni nostri e destinate a prolungarsi incessantemente negli anni a venire. Comunque la si pensi, l’Italia rappresenta da 150 anni una realtà esistente. Che la si veda come una conquista piemontese del Mezzogiorno o come uno splendido processo d’unificazione nazionale è innegabile che l’Unità abbia rappresentato un momento di aggregazione d’un popolo ch’era sempre stato separato dalle conquiste politiche dei “grandi d’Europa”.

Allo stato attuale è impensabile non riconoscersi in una Nazione unita, in uno Stato che nella sua dimensione unitaria è passato attraverso traumi quali la Prima Guerra Mondiale, le crisi economiche e la dittatura fascista.
Ritornano però alla mente le affermazioni del nostro Sindaco sul non riconoscersi nell’Unità d’Italia, sul “niente da festeggiare” e il “niente da spartire” con la nostra Repubblica. Ma il sindaco, nell’assumere le proprie funzioni, non giura fedeltà alla Repubblica sulla sua Costituzione? In più, nel suo indossare la fascia tricolore egli rappresenta tutti i cittadini, avendo il dovere di rispettare lo Stato italiano, simbolicamente individuato in emblemi quali la Bandiera e l’Inno Nazionale.

Sono affondi istituzionali, che vanno ben al di là di lecite invocazioni del principio di sussidiarietà (secondo il quale lo Stato concede agli organi decentrati una certa autonomia, intervenendo solamente in caso di bisogno), qualificandosi come dichiarazioni degne del leghismo di peggior specie.

Ma, soprattutto, il nostro sindaco proviene da un partito come Alleanza Nazionale, il cui Statuto recitava:
“Alleanza Nazionale è un Movimento politico che ha il fine di garantire la dignità spirituale e le aspirazioni economiche e sociali del popolo italiano, nel rispetto delle sue tradizioni di civiltà e di unità nazionale”
La parte relativa alla “civiltà e unità nazionale” è stata ugualmente trasposta nello statuto del PdL.
Ad ogni modo, le parole del sindaco restano inaccettabili, avendo abiurato un principio quale quello dell’unità della Nazione che, nonostante i colpi che riceve dai suoi stessi rappresentanti, il 17 marzo prossimo compirà i tanto agognati 150 anni.

Giuseppe Guarino

pubblicato su “I Buann – Mensile dell’associazione politico-culturale Da Sempre per Cerreto” del 27/12/2010

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