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La falsificazione della volontà popolare

Dal PdL e dalla Lega arrivano voci festose che gridano accorate: “Non siete riusciti a sovvertire la volontà popolare!”. Ma noi, con un pizzico di memoria storica, possiamo provare senza che alcun dubbio possa essere sollevato che non c’è nulla di più falsificabile della volontà popolare.

Questo è un paradosso all’interno d’una democrazia. Democrazia, lo sappiamo fino alla nausea, significa “governo del popolo”, significa quindi “potere al popolo”. Nell’accezione moderna, in una democrazia indiretta quale l’Italia, possiamo dire che il termine “democrazia” voglia significare “governo del popolo tramite l’elezione dei propri rappresentanti”. Il popolo elegge dei rappresentanti che in conto di esso governano: tramite la legittimazione della “volontà popolare”. Che, come già ricordato, è falsificabile tramite un piccolo trucchetto che si chiama “legge elettorale”.

Senza fare conti numerici, possiamo affermare tranquillamente che i risultati delle elezioni, quindi la “volontà popolare”, possono cambiare, anche in maniera rilevante, grazie alla legge elettorale: maggioritario, maggioritario con ballottaggio, proporzionale puro, proporzionale con sbarramento… Insomma, ce n’è per tutti i gusti e si può arrivare alla degenerazione completa: il plebiscito di fascista memoria.

Quindi, prima di parlare di “non sovvertibilità della volontà popolare”, bisognerebbe ricordare ai nostri sedicenti governanti che la suddetta volontà è un concetto alquanto relativo e falsificabile dal legislatore di turno. Basta ricordare che l’attuale legge elettorale è, per dichiarazione stessa del suo autore (Roberto Calderoli, Lega Nord), una “porcata” fatta per mettere in difficoltà il classico sistema politico italiano. Essa ricorda la “Legge truffa” del 1953, dalla quale differisce in pochi dettagli non irrilevanti: la soglia di sbarramento e il premio di maggioranza (nella legge Truffa si otteneva con la maggioranza assoluta, con il Porcellum basta la maggioranza relativa).

Infine, la stessa scelta di un sistema decisionista (che permette la governabilità sacrificando piccole percentuali di volontà popolare) piuttosto che isodemotico (che rappresenta fedelmente l’elettorato, ma che rende instabile la forza di governo dato che difficilmente si riesce ad individuarvi una netta maggioranza) influenza la rappresentazione della volontà popolare.

Senza andare a toccare questioni quali il mercato dei voti, giungiamo quindi a una semplice conclusione: un Parlamento è sempre una rappresentazione della volontà popolare ma la volontà popolare non ha un unico metodo di rappresentazione.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno Sopra un’onda” il 20/12/2010

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