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Parlamento, casa della democrazia o mera formalità?

Si bloccano i lavori della Camera fino al giorno del voto di fiducia, il 14 dicembre. I parlamentari avranno una dozzina di giorni per ragionare sull’accordare o meno la fiducia all’esecutivo guidato da Berlusconi. E intanto arrivano le prime dichiarazioni.

Se dal Pd e dall’IdV non ci sono dubbi, qualcuno li solleva sul centro e su FLI. Casini ha ribadito il voto di sfiducia da parte del suo partito, sperando però di non doverci arrivare, auspicando le preventive dimissioni del premier. Bersani, dal canto suo, ripete che le elezioni anticipate con questa legge elettorale non sarebbero un granché e per lui bisogna andare verso un governo di responsabilità che la modifichi. Da vie traverse si parla di una possibile fiducia da parte dei sei deputati radicali se il governo volesse aprire sui temi a loro cari. La situazione sembra comunque molto simile a quella del 2008, agli ultimi atti di vita del governo Prodi e della XV legislatura.

L’impressione, da più parti arrivata, è che comunque il blocco del parlamento comporti una perdita del suo ruolo, somigliante a una vera e propria cessione di potere nei confronti dell’esecutivo. Bloccare i lavori dell’aula fino al voto di fiducia equivale a delegittimarlo del suo valore, ponendolo come mera formalità per l’esercizio senza scrupoli della volontà del Governo. Come affermato da Luigi Zanda (vicepresidente dei senatori del Pd), “è un atto di scadimento del Parlamento”.

Se già da più parti si accusano i partiti e i parlamentari di aver creato una piccola “oligarchia” (la famosa casta), se il parlamento dovesse rimanere soggetto alla volontà governativa in questo modo (in realtà dovrebbe essere, democraticamente e costituzionalmente, il contrario) rappresenterebbe una specie di “braccio legittimatore” dell’attività governativa, senza arte né parte. Ne sono prova già da diversi anni l’abuso di decreti legislativi e deleghe al governo, nonché dei decreti legge da emanare in occasioni d’emergenza che spesso si rivelano modalità “rapide” per porre in essere nuove norme e regole.

Si rischia così di andare verso la perdita della funzione base del Parlamento e la sua “chiusura a termine” appare un piccolo campanello d’allarme. Se, come pensa Di Pietro, la sicurezza ostentata da Bossi nell’affermare che “il 14 dicembre avremo tranquillamente la fiducia” dipende dalla compravendita dei voti dei parlamentari stessi, che in questi giorni di pausa avverrebbe da parte della maggioranza, ci troviamo davvero di fronte ad una deriva democratica, alla perdita d’identità del sistema fiduciario Parlamento-Governo.

Il Parlamento ha la funzione legislativa ed è il binario fiduciario del Governo, a esso superiore poiché espressione della volontà popolare e della democrazia diretta. Con un atto di forza quale la sfiducia, potrebbe rafforzare il suo ruolo e, forse, anche il suo prestigio. Sempre che non ci si metta di mezzo qualche allettante promessa di favore.

Giuseppe Guarino

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