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Quante storie per un simbolo

La telenovela sul simbolo del Popolo della Libertà, che vede scambi di battute tra diversi personaggi politici di sponda FLI o PdL continua. Ne abbiamo sentite tante, prima Italo Bocchino contro Berlusconi, poi Paolo Bonaiuti contro Fini, insomma un vero e proprio polverone. Per un simbolo in comproprietà.

Verrebbe da chiedere a Gianfranco Fini per quale motivo non vuole che Berlusconi continui ad usare il simbolo del partito che si è creato tutto da solo ed in pochissimo tempo, e cosa ci troverebbe di utile in questo. Ne ha la titolarità, questo sì, ma migliaia di iscritti al partito, nonché di militanti o simpatizzanti oramai si rivedono in esso. Non sarà un simbolo storico, ma rappresenta un partito dal quale il Presidente della Camera si è distaccato e che, per amor di democrazia, dovrebbe lasciare a chi continua a far parte di quel progetto.

Forse l’intestazione a Fini volle essere, al tempo, una specie di caparra, di garanzia. Faccende personali. Se vogliamo che il confronto si svolga nel modo migliore, che ad ognuno venga riconosciuto il simbolo che gli appartiene,  il leader di Futuro e Libertà per l’Italia, dovrebbe fare quello che negli anni ’80 fece Marco Pannella: il simbolo del sole che ride, di proprietà dello storico leader radicale, fu donato al neonato movimento ambientalista che poi sarebbe diventato la Federazione dei Verdi.

L’azione di rivendica della proprietà del simbolo da parte di FLI, sembra però rappresentare una ripicca nei confronti del Governo, del PdL e di Berlusconi in persona, facendo perdere l’aria di “destra buona” che il costituente partito finiano stava rappresentando fino a questo momento. La rivendica somiglia più ad un’azione personale che un gesto politico.

Che poi al PdL in pochi temano la pericolosità di Fini, non c’è di che meravigliarsi. Un comunicatore come Berlusconi potrebbe essere capace di creare un nuovo partito con un nuovo simbolo in pochi giorni, rivelando agli occhi degli elettori di essere fermo e spavaldo nei confronti delle azioni e delle minacce del suo “concorrente di casa”.

In conclusione, il PdL deve democraticamente poter continuare ad utilizzare il proprio nome ed il proprio simbolo, poiché, con l’espulsione dal partito, a carico di Gianfranco Fini si presumerebbero solamente interessi volti alla denigrazione e all’odio politico, nonché alla vendetta. E non sarebbero certo punti a suo favore, un politico intelligente come lui dovrebbe capirlo e cambiare strategia, d’altronde secondo gli ultimi sondaggi FLI va a gonfie vele e sembra aver recuperato buona parte degli elettori che furono di AN, e, invece di tentare infruttuosamente a mettere fuori gioco il PdL, gli converrebbe un dialogo con gli elettori di quest’ultimo per portarli nella propria rete. Senza giochetti, né trucchi, né inganni.

Giuseppe Guarino

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