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Nomadi – Raccontiraccolti

Non mancano mai i dischi di cover all’appuntamento natalizio. Insieme alle grandi raccolte possono considerarsi gli eventi più felici per i discografici, tuttavia a volte, quando c’è un pizzico di qualità in più, i dischi di cover possono considerarsi degli ottimi esperimenti musicali. Nel 2008, i Pooh ci avevano regalato un ritorno nelle atmosfere beat con “Beat ReGeneration”; nel 2009 ci pensò Luca Carboni che, con un occhio agli anni 70 e un occhio alle bandiere che non sventolano più ci propose un “Musiche ribelli” che ripercorreva le strade dei cantautori impegnati, mettendo in campo cover di gente come Claudio Lolli, Francesco Guccini, Eugenio Finardi, Bertoli e De Gregori, insomma non proprio “Wilson Pickett e Sanremo” [cit. Radiofreccia, film di Luciano Ligabue, 1998].

I Nomadi prendono un pò dai primi e un pò dal secondo: una proiezione in chiave personale dei pezzi di grandi cantautori, con stile inconfondibile: suona come suonano tutti i dischi dei Nomadi. I nomi in campo sono i grandi: Zucchero (e Gino Paoli), Edoardo Bennato, Ivan Graziani, Francesco De Gregori, Antonello Venditti (e Bob Marley), Enrico Ruggeri, Roberto Vecchioni, l’amico Francesco Guccini, i Ribelli e Massimo Ranieri.

Hey Man non aggiunge niente a ciò che aveva dato l’originale, a parte il piacevole duetto con Zucchero, mentre L’isola che non c’è seppur dignitosissima sembra una canzone schitarrata davanti a un fuoco, Monna Lisa non appare graffiante come la rendeva Ivan ma l’arrangiamento non suona davvero male, grazie ad un ottimo lavoro dell’instancabile Bebbe Carletti alle tastiere. La leva calcistica della classe ’68 sembra pensata per i Nomadi: se la sono cucita su misura e, sebbene a De Gregori faccia poco piacere che gli altri cantino le proprie canzoni, rende bene, alla stregua delle tante ballad del gruppo emiliano. Per Piero e Cinzia di Venditti in medley con Redemption Song di Bob Marley c’è una completa fusione che toglie tragicità ad entrambe, che però sembrano entrare in perfetta simbiosi. Niente da dire per Prima del temporale, poesia pura firmata dal maestro Ruggeri, la voce di Danilo Sacco non è quella di Enrico, ma i brividi restano. Stranamore suona invece in modo potente e carico di pathos. Un pò sottotono una delle canzoni più belle di Ligabue, Il giorno di dolore che uno ha, che si recupera in fretta con la versione di Autogrill: i Nomadi interpretano Guccini così come la PFM interpreta De André, qualità musicale e completa immedesimazione, la poesia del Guccio si fonde con la maestria della band, nonché con l’emozionante violino di Reggioli. Chi mi aiuterà vale quanto tutto l’album, regalando enfasi al pezzo, davvero meritevole, così come Vent’anni di Massimo Ranieri: vale per entrambe il discorso fatto per “La leva calcistica…”, sembrano scritte apposta per essere interpretate dai Nomadi.

Fanalino di coda è Due re senza corona, già nota poiché bonus track (su iTunes) di “Allo Specchio”, dove i Nomadi si ripetano e si confermano il grande gruppo che sono: una certezza di qualità e piacere per la musica italiana. Ora, sempre, Nomadi.

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