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Midterm: assalto non completato

La democrazia USA, sempre in movimento ma, nel suo essere, conservatrice, è perennemente in campagna elettorale, con le elezioni che si alternano ritmicamente ogni due anni. Le due Camere, Rappresentanti e Senato, si rinnovano con modalità diverse: la prima interamente ogni due anni, la seconda per un terzo dei suoi componenti, sempre con cadenza biennale. Soprattutto, però, le Camere non hanno potere effettivo sul Presidente della Federazione che non può cadere e dovrà comunque terminare il suo mandato quadriennale. Il midterm è un avviso ad Obama però e, se la Rivoluzione prevista dai Repubblicani (di cui molti davano per certo un vero e proprio assalto alle Camere e alle cariche governative statali) non si è espletata completamente, è arrivato comunque un segnale forte al quarantaquattresimo Presidente degli States.

L’assalto si è concluso a metà e con diversi colpi di scena, se la House of Representatives è, sullo schema che ritrae la sua composizione, passata ad avere una maggioranza colorata di rosso (il colore Repubblicano), al Senato, seppure con qualche importante avanzata del Grand Old Party, la maggioranza rimane al Partito dell’asinello. I democratici, come mezzo gaudio, festeggiano con la neoconquistata California, strappata a Arnold Schwarzenegger.

I democratici, quindi, guardano al (poco) positivo, per non pensare a quanto di negativo stia avvenendo, agli scricchiolii che l’amministrazione Obama sta avendo, alla forte avanzata Republican, allo scontento del popolo americano per i propri partiti. Forse su Obama gravavano le forti aspettative del suo elettorato, quelle aspettative che lo portarono alla vittoria e al Nobel, quelle tante aspettative avveniristiche sul futuro diverso che gli States avrebbero potuto avere. Aspettative in gran parte deluse, ricordi languidi di quel “Yes we can”.

Gli elettori hanno dato il loro segnale, la loro voglia di cambiamento per un Paese ancora scosso e oramai dimentico dei fasti degli anni pre-2000. Lo scossone, adesso, dovrà venire proprio da quella classe dirigente, dalle Camere e dal Presidente. Le prime dovranno lavorare per rinnovare la fiducia nel sistema politico in generale, il secondo dovrà ridare speranza tramite interventi meno deboli e più decisi. “Yes, they can”? “No, they must!”

Giuseppe Guarino

Schwarzenegger

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