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Il ribaltone è un rovesciamento della democrazia, ma anche la legge elettorale

Le dichiarazioni di Berlusconi sulla possibilità che se si dovesse formare una nuova maggioranza parlamentare, capace di sfiduciare l’attuale esecutivo e rimpiazzarlo con uno nuovo (tecnico magari), la dipingono come un rovesciamento della democrazia. C’è da obiettare su questo punto, perché l’amico Silvio si dimentica del fatto che il Presidente del Consiglio ed il Governo non sono eletti direttamente dal popolo, ma sono frutto di una scelta del Presidente della Repubblica in base alla maggioranza presente nelle aule parlamentari (che sono elette dal popolo).

Il Parlamento è l’espressione della volontà del paese, non il Governo: i parlamentari sono coloro che, incaricati dai cittadini, devono svolgere le loro funzioni per la durata della legislatura. Un Governo tecnico, quindi, sarebbe pienamente legittimato, poiché la volontà popolare delega ai parlamentari determinati poteri per la durata dei cinque anni e non si lega ad alcun nome di Presidente del Consiglio (e né ai partiti, difficilmente i gruppi parlamentari si formano rispettando lo schema con il quali i partiti si sono presentati alle elezioni).

Dove vogliamo andare a parare? Da nessuna parte, ma bisogna che Berlusconi si ricordi che è il Parlamento che decide se lui possa restare o meno al suo posto. D’altronde, costituzionalmente, i cittadini (anche se molti sono convinti del contrario) non decidono nel momento delle elezioni chi sarà il nuovo Capo del Governo. E’ vero che la legge Porcellum prevede i raggruppamenti in coalizione e l’indicazione preventiva del “Capo di coalizione”, ma è anche vero che le prime servono a garantire ad un micropartito una maggiore sicurezza di aggirare il quorum del 4% ed ottenere seggi (alleandosi con un partito maggiore) e l’indicazione preventiva non è vincolante più di tanto. Si prenda come esempio, alle elezioni del 2008 il Movimento Per l’Autonomia che, pur avendo raggiunto appena l’1,13% dei voti, conquistò ben 8 seggi, a dispetto di forze politiche non coalizzate (La Destra e Sinistra Arcobaleno) che avevano ottenuto più voti del partito di Lombardo ma, non essendo in coalizione con nessun altro partito, non ottennero seggi.

Nulla quindi vieta alle forze politiche presentatesi alle elezioni in coalizione di formare un una maggioranza che non rispecchi il quadro predeterminato. Ecco che quindi, parlando per esempi e su dati possibili e non certi, stando alle statistiche e prendendo per date le 3 (supposte) coalizioni principali (Pdl-Lega-Destra che chiameremo Centrodestra; Pd-Idv-Sel-Fed-Psi-Verdi-Radicali che chiameremo Centrosinistra; Fli-Udc-Api che chiameremo Terzo Polo), che possiamo fare un piccolissimo esempio. Stando alle ultime ricerche sulle intenzioni di voto (https://peppeguarino.files.wordpress.com/2010/11/sondaggielettoraliottobre2010.jpg), risulta che in caso di voto immediato le 3 coalizioni come suddette prenderebbero i seguenti voti: Centrodestra al 42,82%, Centrosinistra al 40,48%, Terzo Polo al 12,93%. Nessuna forza avrebbe la maggioranza assoluta ma il Centrodestra otterrebbe quella relativa e, dunque, il premio di maggioranza che le garantirebbe la possibilità di governare: è quello che volevamo dimostrare, il rovesciamento di democrazia di questo caso è palese poiché senza premio di maggioranza si renderebbe necessaria un’alleanza tra almeno due delle tre forze principali.

Berlusconi si riempie la bocca della democrazia, tanto elogiata e difesa, ma poi stuprata da quella legge Calderoli che nessuno accenna a mettere via. La democrazia subisce uno stupro ogni volta che viene accantonata in nome della stabilità e della governabilità (nel caso Porcellum neanche questa è garantita, dato che i seggi sono ripartiti, nelle due Camere, secondo criteri diversi, il che potrebbe formare una maggioranza per ogni Camera e l’ingovernabilità, come successe con Prodi nel 2006-08).

Quindi, la creazione d’un nuovo Governo non sarebbe altro che il rovesciamento d’una democrazia già viziata che, quasi fittizia com’è, tenta di mettere da parte le opinioni di quelli che vanno a votare, in favore di quelli che sono votati. Ricordiamolo al Presidente del Consiglio.

Giuseppe Guarino

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