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Il p2p va in pensione

Il logo di Napster

Il logo di Napster

Come tutti gli articoli che parlano della crisi del peer-to-peer si inizia con: “e tutto cominciò con Napster”. Il p2p si basa sullo scambio di file tra gli utenti, scambio di file non sempre legale (si pensi a quanta gente usa i seguenti programmi per scambiarsi musica, programmi, film, giochi). Il file sharing (condivisione dei file) di per se sarebbe lecito se colui che mette il file in condivisione ne possiede i diritti, oppure se il file condiviso è distribuito tramite licenze libere (Creative Commons, Freeware, GPL).

Il propagarsi dei programmi di p2p su diverse reti come Napster, WinMX, BearShare e soprattutto eMule hanno portato chiunque a utilizzarli stabilmente come programmi di condivisione, per ottenere musica e programmi a prezzi praticamente irrisori (il costo è quello della connessione internet, genericamente per una flat 24 ore su 24 bastano meno di 20 euro al mese). L’avvento dei Torrent che garantiscono velocità, affidabilità e protezione dai fake (i file spacciati per altri, in caso di film quasi sempre porno) più alte non ha fatto che aumentare l’utenza p2p. Chi paga? Il detentore del copyright, da un lato, il downloader o lo sharer se vengono scoperti.

Ma il file sharing tramite p2p è in discesa per 3 novità fondamentali. Queste novità si rispondono ai seguenti nomi: Apple, Streaming e Hosting. Analizziamole.

Apple: l’introduzione di iTunes e l’aumento di mercato dei prodotti firmati dalla casa di Steve Jobs (Mac, iPod, iPhone, iPad) hanno portato verso un aumento dei clienti dello shop on line del programmino multimediale: da lì si possono scaricare file musicali (a pagamento) in modo perfettamente legale. Non c’è rischio per l’utente né perdite per i detentori dei diritti.

Streaming: i siti di streaming aumentano giorno dopo giorno, così come le loro affluenze. La domanda che si fa il visitatore dei seguenti siti è: “perché aspettare di scaricare un file se posso vederlo in tempo reale?”. In effetti, con eMule (le cifre sono estimative, dipende tutto dalle connessioni e dalle fonti del file), per scaricare un file di 700 mega, poniamo sia un film, possono volerci anche 12 ore o più, un film dura in media meno di due ore. Il gioco è fatto. Per la musica invece c’è il buon caro YouTube che oramai offre (spesso anche legalmente grazie agli accordi tra discografici e il sito di condivisione video) innumerevoli brani musicali. Moltissime persone utilizzano YouTube come riproduttore musicale, utilizzando le playlist personalizzate che mette a disposizione ed evitando di ingombrare il proprio hard disk con Giga e Giga di mp3. Se poi vogliamo sottilizzare, esistono innumerevoli siti e programmini che permettono di scaricare e convertire (rippare) nel formato desiderato i file che di solito guardiamo e ascoltiamo in streaming su YouTube, Megavideo e MySpace. Ne perde la qualità, dato che le numerose conversioni alterano e deteriorano le qualità audio\video del file, ma per un pubblico consumista che bada ai tempi e non alle caratteristiche qualitative è soddisfacente anche un video sgranato o un mp3 dove la musica bisogna cercarla.

Hosting: al file sharing classico e al p2p si sostituisce oggi, sempre più, il file hosting. Esistono siti (Rapidshare, Megaupload) che permettono di scaricare un file direttamente dal web. Fioriscono i siti, i blog e i forum che offrono link a questi siti per il download di programmi, musica, film, file. Non servono particolari programmi, non servono particolari configurazioni di connessione (ad esempio, eMule ha bisogno di “porte aperte” e “demilitarizzazione” del router, operazioni difficoltose per chi ne capisce poco). Le azioni legali contro il file hosting finora hanno portato alla semplice rimozione dei link che violano il copyright. Ma qualcosa sembra iniziare a muoversi anche contro questo fenomeno.

Giuseppe Guarino

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