Lascia un commento

I campi di concentramento italiani

Berlusconi-Gheddafi

Silvio Berlusconi e Mu'ammar Gheddafi

La fine dello show di Gheddafi in Italia ha finito per portarsi via le estenuanti polemiche degli ultimi giorni. Ma ci sono porte difficili da chiudere. Tra gli effetti positivi (pochi) della visita c’è stata una rinfrescata alla memoria degli italiani su un argomento talmente scomodo da essere quasi dimenticato: i campi di concentramento italiani nell’Africa coloniale, quindi in Libia, Eritrea e Somalia.

La cosa scuote un pò le coscienze italiane, soprattutto quelle di chi crede che il campo di concentramento sia una realtà circoscritta alla Seconda Guerra Mondiale per le folli idee del Führer. I campi in Libia però risalgono già al 1930 (i primi campi nazisti sono del ’33) ed erano disseminati lungo la costa desertica della Sirte. Vi ci venivano portati gli indigeni delle tribù seminomadi nonché i gruppi tribali che potevano essere d’intralcio alla colonizzazione italiana.

I campi erano sia di rieducazione, per creare una classe subordinata di  impiegati indottrinati, che di punizione, per tutti coloro i quali avevano osato opporsi alla conquista della propria terra. Si stima che i nomadi deportati furono circa 100.000, in condizioni di sovraffollamento, sottoalimentazione e mancanza di igiene. Sopravvivevano con un pugno di riso al giorno. I lavori spaziavano da quelli edilizi a quelli ferroviari e stradali, addirittura c’erano campi agricoli, dove i prigionieri erano costretti alla coltivazione e all’allevamento. Le esecuzioni di coloro che si rifiutavano di lavorare avvenivano al centro del campo, sotto gli occhi di tutti, in modo da mostrare la fine che sarebbe toccata ai disubbidienti.

Ma in Italia cosa si sa di questa storia? Poco, pochissimo. Il fascismo con la sua propaganda parlava di ordine e di sviluppo in quei campi (tesi negate dalla testimonianza degli “ospiti” degli stessi). Inoltre, secondo Angelo Del Boca (partigiano italiano e il primo in Italia a denunciare le atrocità durante il colonialismo), tutta la successiva bibliografia italiana è stata redatta da ex militari, quindi dai colonizzatori o -se preferite- i civilizzatori dell’epoca. Sui libri di storia c’è il vuoto più assoluto. Soltanto attualmente, grazie all’interesse rinnovato nei confronti della Libia, si è tornato a parlare di questa verità occultata nel nome del buonismo italiano.

Giuseppe Guarino

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: