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Contro Fini e La Democrazia

Che tra Gianfranco Fini e Vittorio Feltri non scorra buon sangue è risaputo, che il direttore de Il Giornale sia uno dei più fervidi e attivi berlusconiani anche. Allora non c’è da stupirsi per il fatto che sul sito del quotidiano ci sia, ormai da un paio di settimane un link che dice testualmente: «Raccolta firme per dire: “Via Fini”». Eppure qualche stranezza salta fuori.

Innanzitutto viene giustificata come motivo per “mandare a casa” Gianfranco Fini la vicenda della villa di Montecarlo, come se non fosse evidente a tutti che il motivo più accreditato per una battaglia di firme contro il Presidente è proprio la scissione dal PdL: è chiaro ed implicito, ma tacito. La motivazione data? Soltanto di facciata, della serie: “Gridiamo allo scandalo per vendicarci”. È senza alcun dubbio una vendetta, l’inizio d’una faida tra le nuove fazioni.

Ma poi, parliamone, è davvero necessario che Fini si dimetta? Il presidente della Camera rispetta il suo mandato, deve farlo, eletto dall’assemblea stessa. Non è scritto né sulla Costituzione né su alcuna legge che la sua persona debba essere espressione della maggioranza, nulla vieta che possa essere un uomo dell’opposizione a ricoprire tale carica (come da prassi fino al 1994). A parte che, almeno ufficialmente, i parlamentari di Futuro e Libertà per l’Italia sono ancora sostenitori dell’attuale Governo.

E allora Il Giornale si inventa un bel PDF da scaricare, stampare, ritagliare ed inviare con la propria firma. Qualcuno spieghi a Feltri e ai suoi che nel 2010 una raccolta firma è molto più facile farla sul web con un bel form come, ad esempio, i soggetti radicali fanno già da anni.

Ma contro cosa lotta Feltri e i suoi? Contro la libertà d’espressione di chi ha manifestato un’opinione diversa da quella che “dovrebbe essere”, contro chi mette in discussione l’autorità (incontrastata) di chi comanda. Lotta contro quei diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti (anche ai parlamentari, nello specifico) dalla Costituzione.

Nel frattempo le firme aumentano e alimentano, tra i lettori del quotidiano fondato da Montanelli, la speranza d’una fine della Presidenza Fini. Chissà se toccherà davvero al Presidente della Camera dimettersi? Settembre è iniziato.

Giuseppe Guarino

Che tra Gianfranco Fini e Vittorio Feltri non scorra buon sangue è risaputo, che il direttore de Il Giornale sia uno dei più fervidi e attivi berlusconiani anche. Allora non c’è da stupirsi per il fatto che sul sito del quotidiano ci sia, ormai da un paio di settimane un link che dice testualmente: «Raccolta firme per dire: “Via Fini”». Eppure qualche stranezza salta fuori.

Innanzitutto viene giustificata come motivo per “mandare a casa” Gianfranco Fini la vicenda della villa di Montecarlo, come se non fosse evidente a tutti che il motivo più accreditato per una battaglia di firme contro il Presidente è proprio la scissione dal PdL: è chiaro ed implicito, ma tacito. La motivazione data? Soltanto di facciata, della serie: “Gridiamo allo scandalo per vendicarci”. È senza alcun dubbio una vendetta, l’inizio d’una faida tra le nuove fazioni.

Ma poi, parliamone, è davvero necessario che Fini si dimetta? Il presidente della Camera rispetta il suo mandato, deve farlo, eletto dall’assemblea stessa. Non è scritto né sulla Costituzione né su alcuna legge che la sua persona debba essere espressione della maggioranza, nulla vieta che possa essere un uomo dell’opposizione a ricoprire tale carica (come da prassi fino al 1994). A parte che, almeno ufficialmente, i parlamentari di Futuro e Libertà per l’Italia sono ancora sostenitori dell’attuale Governo.

E allora Il Giornale si inventa un bel PDF da scaricare, stampare, ritagliare ed inviare con la propria firma. Qualcuno spieghi a Feltri e ai suoi che nel 2010 una raccolta firma è molto più facile farla sul web con un bel form come, ad esempio, i soggetti radicali fanno già da anni.

Ma contro cosa lotta Feltri e i suoi? Contro la libertà d’espressione di chi ha manifestato un’opinione diversa da quella che “dovrebbe essere”, contro chi mette in discussione l’autorità (incontrastata) di chi comanda. Lotta contro quei diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti (anche ai parlamentari, nello specifico) dalla Costituzione.

Nel frattempo le firme aumentano e alimentano, tra i lettori del quotidiano fondato da Montanelli, la speranza d’una fine della Presidenza Fini. Chissà se toccherà davvero al Presidente della Camera dimettersi? Settembre è iniziato.

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