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Le primarie, espressione della vera democrazia

primarieSi parla tanto di primarie in questo centro-sinistra, di leader possibili e di candidature già proposte. Ma non si sa se si faranno, né quando si andrà a votare, né quale sarà la coalizione destinata a combattere l’asse PdL-Lega.

Una possibile motivazione di questa frettolosità intorno alle primarie è quella che porterebbe i vari partiti, lungi dall’immediatezza d’una consultazione elettorale, a scegliere se partecipare o no all’alleanza a seconda del leader che ne uscirebbe. Il discorso è, ovviamente, valido soltanto per i partiti minori, quelli che di turarsi il naso non hanno voglia. Alcuni di questi partiti hanno già partecipato una volta alle primarie, nel 2005, quando nel centrosinistra di allora correvano Prodi, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Di Pietro, Mastella, Scalfarotto e Panzino. In quel caso era indubbia la vittoria del professore, se non certa, le primarie furono una legittimazione popolare ma una formalità. Quest’oggi invece nessun nome condurrebbe a risultati così scontati, resta però il fatto che il Pd in ogni caso farebbe una scelta impopolare a non sostenere un candidato legittimato dalle primarie.

Un’ulteriore motivo per cui le primarie si rendono necessarie è quello che mira a dare al centrosinistra un leader popolare, uno che possa competere (anche in termini di audience) con Silvio Berlusconi. Ad oggi, parlando dei partiti presenti in Parlamento, Bersani non riesce a far focalizzare l’attenzione su di se, nonostante si sforzi; mentre Di Pietro lo ascoltano in pochi, gli altri credono che faccia solo troppo chiasso; per non parlare di Pannella o Emma Bonino: i radicali vengono considerati dalle forze opposte (e a volte anche dagli alleati) clown della politica. Un nuovo Prodi (per non parlare d’un nuovo Berlinguer) serve, peccato che in giro non se ne vedano o, se si vedono, sono fortemente avversati.

Un ultima ragione -la più importante- perché il centrosinistra faccia scegliere il suo leader dalle primarie è rappresentata dall’alto valore simbolico che assume la democrazia in questo caso. Non indica agli elettori la cieca obbedienza ad uno schema imposto da pochi, ma offre loro la possibilità di rinnovare il sistema con le proprie mani, scegliendo il soldato che andrà a combattere la guerra con il dragone. Le primarie rappresentano l’espressione della democrazia, la scelta consapevole del modo in cui potrà essere rinnovato il futuro.

Giuseppe Guarino

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