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Dal bavaglio a Maria Luisa Busi: l’informazione in un paese (quasi) libero

TG“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Così recitano i primi due commi dell’articolo 21 della Costituzione, ma nel nostro paese, che sembra sempre più anormale, sembra che ce ne siamo dimenticati o, meglio, se ne sono dimenticati i nostri amici che passano l’anno nei palazzi di Roma. Si parla di legge bavaglio, di blocco delle autorizzazioni alle intercettazioni. Si parla quindi di scrivere l’articolo 21 su un pezzo di carta, arrotolarlo per bene, sputarvi sopra e poi dargli fuoco. La libertà d’informazione è alquanto in pericolo, lo è ancora di più la giustizia.

Sì, si potrà procedere ad intercettazioni soltanto in caso di gravi indizi. Ma laddove l’intercettazione potrebbe costituire proprio la prova maggiore, lì ci sarebbe una lacuna. Ma tanto, i colpevoli del disastro in Italia, sono gli immigrati, i clandestini, i disoccupati, i precari, non certo i mafiosi, gli evasori fiscali e gli amministratori corrotti. Quindi, tanto vale combattere chi lotta per vivere e lasciare campo aperto a chi truffa, inganna e si diverte.

Alla legge bavaglio ha detto no addirittura il governo americano, con il sottosegretario alla giustizia Breuer, che crede chiaramente che sia un errore eliminare un elemento che possa dare aiuto e supporto ai giudici. Secondo Breuer le intercettazioni sono un utile strumento nella lotta alla criminalità organizzata. Ma, per evitare incomprensioni, musi lunghi ed incidenti diplomatici ha dovuto poi correggere il tiro in un politically correct: “Non spetta a me entrare nel mondo delle decisioni politiche o giudiziarie riguardanti l’Italia”. Ha ragione, lui non può farci niente, alla giustizia qui comanda Angelino Alfano, uno che fa parte di un governo abituato ad imbavagliare.

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Maria Luisa Busi

I bavagli sono tanti, sempre più presenti, la politica è quella di zittire i nemici. E così, dopo l’allontanamento di Santoro dalla Rai e i numerosi tentativi di censurare i blog e i forum, l’ultima vittima è Maria Luisa Busi del TG1. Si dimette la giornalista, perché non ne può più di zittire e modellare la verità. Perché non ne può più della gestione del direttore Minzolini che, in nome di un buonismo e del “volemoce bene”, plasma le notizie in modo che si soffra il meno possibile. Secondo una frase (l’autore non è sospetto, anzi!) di Benito Mussolini: “Con la libertà di stampa i giornali pubblicano solo ciò che vogliono veder stampato le grandi industrie o le banche, le quali pagano il giornale.”. Certo, il Duce intendeva che la libertà di stampa andava annullata, ma in questo caso, purtroppo, si parla di televisione di stato e, quindi, non ci dovrebbero essere dietro interessi altri che il diritto d’informazione agli italiani. Se la Busi si è dimessa è chiaro che è stato per imporre coerentemente le proprie posizioni in relazione alla negazione di questa funzione. Lei non si riconosce nel TG1, forse perché è lei che finora ha messo la faccia sulle dubbie scelte della direzione e della redazione, forse perché il servizio di Stato (di cui faceva parte) oramai rappresenta un servizio per i governanti dello stesso Stato, non per lo Stato composto dal popolo sovrano.

Ma si sa, il popolo deve sapere solo quello che può sapere e l’informazione va limitata! E non a caso RAI News 24 non è ricevibile in molte zone del paese. L’informazione va contenuta, per non creare scontenti e polemiche. E l’Italia naviga al 49° posto della classifica sulla libertà di stampa stilata da da Reporters sans frontières, dietro diversi Paesi in via di sviluppo. Aspettiamo soltanto che Cina ed Eritrea ci superino. Quel giorno ci renderemo conto non che questi Paesi sono diventati improvvisamente liberi, ma che l’Italia avrà un regime. La cosa più spaventosa è che quel regime sembrerà voluto democraticamente.

Giuseppe Guarino

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