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Salvatore Cava, baci e saluti a tutti i fans

Salvatore Cava

Il boss Salvatore Cava che saluta, circondato dagli agenti della Mobile

Vedere uno dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia catturati dalla polizia è qualcosa di cui ogni popolo dovrebbe andare orgoglioso, è qualcosa grazie alla quale ogni italiano dovrebbe sentirsi fiero e più sollevato. Il riferimento è all’arresto, il 18 maggio, di Salvatore Cava, boss camorristico operante nel Vallo del Lauro, a confine tra le province di Avellino e Napoli. Stava sicuramente tentando di assumere una posizione nel vuoto di potere dovuto a recenti arresti di altri importanti boss locali. Dicevamo, dunque, è qualcosa di cui essere orgogliosi, il vedere che un criminale che era latitante da un paio d’anni venga assicurato alla giustizia. Non lanciamoci in facili critiche alla giustizia italiana (già bastano quelle di chi ci governa) perché le leggi contro le mafie e i mafiosi ci sono e sono anche piuttosto dure.

Quello che purtroppo intimidisce e preoccupa è il grado di spavalderia che il Cava, figlio di Biagio Cava e proveniente da un’importante famiglia tradizionalmente camorristica (in lotta con quella dei Graziano), ha mostrato davanti alle telecamere mentre gli agenti della mobile provvedevano ad occuparsi di lui. Baci e saluti, a chi? Ma ai suoi fans naturalmente! “Fans?” si chiederebbe la gente perbene in un paese normale? “Fans!”, rincariamo, per quelli che sono del sistema. Ce ne sono tantissimi nelle nostre zone, attirati dal rispetto verso gli uomini d’onore, dall’uso delle armi, da tutte quelle cosa che, sempre in un paese ideale, sarebbero relegate a vili reati. E non c’è da stupirsi se mentre alcuni giovani ricordano Impastato, Borsellino, Falcone, Giuseppe Diana o Domenico Noviello, altri si trastullano con cantanti che narrano le gesta di latitanti e spacciatori, che si emozionano nel sentire la frase “O Malacarn’ è ‘nu guapp’ ‘e carton’…Un guappo di cartone!” dal film “Il camorrista”, che odiano Saviano e i coraggiosi denuncia-sistema, che chiedono e cercano rispetto, sono loro: i giovani imprenditori.

Per loro la camorra non esiste, ed è vero, per loro esistono solamente quelli da sottomettere. I poveri cristi che devono pagare il pizzo, che chiedono un prestito per far sposare un figlio e si ritrovano con un interesse triplicato per ogni mese che passa. Per i giovani imprenditori la camorra è quindi una casa, un modo per divertirsi, per parlare con il solo linguaggio che non permette risposta. Per la gente perbene la camorra è una bestia nera che distrugge tutto senza lasciare scampo a nulla. Che spazza via l’amore, i sogni, la vita, la cultura, la musica, la poesia, il cinema, l’arte, l’istruzione. Che impone un mondo violento basato su un rispetto di leggi non scritte, su un vincolo a persone sconosciute, che fa i suoi eroi, arruolati e destinati a diventare le star del sistema.

E Salvatore Cava, una di queste star, lo sa bene. E anche se ora lui è dentro, con quei suoi baci e saluti ha voluto ricordare ai suoi fans (e all’Italia intera), che la camorra c’è sempre e comunque. La giustizia ha vinto una battaglia, la guerra è ancora durissima ed estenuante ma va combattuta senza esclusione di colpi. Per fare in modo che i ragazzini tornino ad essere fans di Totti o Del Piero.

Giuseppe Guarino

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