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L’ora è tarda.

Ospedale Cerreto SannitaSi parla tanto, si conclude poco. Credo sia abbastanza naturale. Abbiamo paura, tanta paura del presente, ancor più paura del futuro che vediamo nero ed oscuro. I nostri cuori si stringono di fronte alle tragedie locali e nazionali: ospedali che chiudono, facoltà universitarie che non andranno avanti, case che crollano. Ci dispiace tanto per ogni dramma, ma alla fine, passato il breve momento di dispiacere (di cuor a pezzi), torniamo a fregarcene.

L’abbiamo visto a L’Aquila, un anno fa. Una tragedia nazionale. Ma quanti di noi hanno dato, concretamente, una mano?
Lo stiamo vedendo nella nostra provincia, il (non più tanto) fiorente Sannio Beneventano. Se la facoltà di Scienze Politiche chiude, chi se ne importa! C’è chi manifesta e basta e avanza. Cosa andiamo a fare a manifestare contro la soppressione del corso? Tanto quelli di Scienze Politiche, una volta laureati, creano solo problemi, a noi servono quelli che i problemi li risolvono. Tanto quel corso di laurea è solo un’enorme fabbrica crea-disoccupati. E allora chi se ne importa?

Lo stiamo vedendo anche nel nostro, mio (amatissimo) paese, Cerreto Sannita. Se l’ospedale chiude poco c’importa. Tanto i fessi che manifestano e vanno a fare nottate al freddo sul tetto dell’ospedale e a “divertirsi” davanti alla questura o all’ASL ci sono. E bastano quelli? Tanto nei palazzi del potere è già stata decisa la chiusura! E a quelli che comandano l’idea non si fa cambiare. Noi, da soli, cosa possiamo fare? Un solo più un solo fanno due insieme, due insieme più due insieme fanno un piccolo gruppo. Il gruppo può fare molto più del singolo. La difficoltà è proprio fare gruppo.

Quindi, se la facoltà di Scienze Politiche a Benevento chiuderà le iscrizioni e l’Ospedale di Cerreto Sannita finirà con il chiudere i battenti, beh, la colpa non è tutta del ministro, dell’assessore o del politico con le tasche gonfie che fa tagli su tutto fuor che su quelle. No. La colpa è, anche, del cittadino, che in nome di un sano e contagioso menefreghismo e laissez-faire, ritiene che la propria passività sia quella che più giovi a sé stesso.

Tanto i politici rubano, i camorristi chiedono mazzette, i potenti comandano e noi, piccoli indifesi, cosa possiamo fare? Ci adagiamo in questi luoghi comuni sostenendo di non avere tempo che per i nostri affari e roviniamo l’esistenza, non tanto la nostra ma quella di chi verrà dopo di noi. L’indifferenza è il più grave peccato mortale. Oggi sono il Corso di Laurea e l’Ospedale. Domani saranno l’intera Università, la Scuola, l’acqua, l’Ufficio, il Patronato, il Sindacato. Se il popolo non si mobilita, ogni battaglia è già persa in partenza.

I politici, dicevamo, rubano, i camorristi chiedono mazzette, i potenti tiranneggiano e i fessi parlano, anche troppo. L’ora è tarda. Credo sia meglio ritirarsi prima di pentirsi di aver provato a sconvolgere le “sane” coscienze di qualcuno.

Giuseppe Guarino

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