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Le Contraddizioni democratiche

Che nel PD non si respiri aria buona è risaputo. E’ dalla fondazione del partito che al suo interno esistono contraddizioni troppo grandi. Già due anni fa, il 25 febbraio 2008, a Partito Democratico ancora neonato, Enrico Boselli parlava di “supermarket che contiene tutto ed il contrario di tutto”, di partito che si diceva essere “casa dei riformisti” ma che poi rifiutava alleanze con chi riformista lo era sempre stato (e accogliendo al suo interno personaggi provenienti dalle esperienze conservatrici più estreme). Le cose purtroppo non vanno meglio ora.

La candidatura di Emma Bonino a presidente della regione Lazio ha procurato malumori sulle sponde cattoliche più estreme (Enzo Carra, Paola Binetti) e rispettive minacce di spostarsi dal partito verso i vari Rutelli e Casini. I motivi: “sarebbe un suicidio politico”, “lei è una persona stimabile, la sua cultura etica no”, “la cosa è gestita malissimo e con superficialità, tra l’altro siamo nella regione nella quale c’è il papa”.

Sulla questione del “suicidio politico” sembra non pensarla così il segretario Pierluigi Bersani, che ha definito la Bonino “una fuoriclasse”. Inoltre sia il “Codice etico” che lo “Statuto” dello stesso PD parlano di “considerare il pluralismo una ricchezza” e di “riconoscere e promuovere il principio di laicità della politica e delle istituzioni”. Quindi l’investitura di Emma Bonino apparirebbe legittimata dallo stesso partito.

Non è così. Ci sono i soliti malumori interni ad un partito mai perfettamente coerente e coalizzato. Un partito che ha preferito nascere in nome di un sistema decisionista volto a garantire la governabilità perfetta piuttosto che continuare sulla strada della Seconda Repubblica in cui, sì, c’erano maggioranze più fragili ma dove il volere del cittadino era perfettamente rappresentato. Con la nascita dei grandi partiti si è cercato di eliminare l’isodemotismo inglobando quanto più possibile al loro interno. I risultati sono quelli che vediamo. Paura di chi è espressione del massimo delle libertà (e per tali libertà è disposto ad alzare la voce), paura di fantomatiche conseguenze.

Quindi inversione di tendenza rispetto al dopoguerra, quando lo spettro (ancora non troppo remoto) della dittatura fascista fece stilare all’Assemblea Costituente una Carta Fondamentale quanto più libertaria possibile. Ma forse la paura attuale è soltanto terrore che possa crollare qualche certezza sulla quale è costruito un impero.

Giuseppe Guarino

pubblicato da www.sannioweek.it , rubrica “Carta Bianca” il 18/01/2010

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